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13/02/2017

Fondazione

Le imprese europee chiedono più reciprocità alla Cina

È stato presentato oggi, presso la sede Unicredit di via Grossi a Milano, l’European Business in China Position Paper 2016/2017, la più importante pubblicazione annuale della Camera di commercio europea in Cina. Giunto alla sua sedicesima edizione, il Position Paper di quest’anno offre ai decisori politici cinesi circa 900 raccomandazioni che attingono direttamente alla conoscenza e all'esperienza delle oltre 1.600 aziende associate della Camera europea. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Italia Cina e dalla European Chamber of Commerce in China, in collaborazione con Camera di Commercio Italo Cinese, EU China Business Association e Unicredit. 

Alla presentazione milanese sono intervenuti Jochum S. Haakma, Presidente dell’EU-China Business Association (EUCBA); Sara Marchetta, Vice Presidente della Camera di Commercio Europea in Cina; Rosangela Marchelli, Professore dell’Università di Parma; Giovanni Castino, Affari Generali e Relazioni Internazionali Bracco SpA; Luciano Cenedese, Head of UniCredit International Center Italy. A moderare il dialogo Marco Bettin, Direttore Operativo della Fondazione Italia Cina e Segretario Generale della Camera di Commercio Italo Cinese.

Contenuti: 


•Il documento di quest’anno contiene una approfondita analisi del XIII Piano quinquennale e della sua importanza per il posizionamento del business europeo nel mercato cinese insieme all’esame delle riforme contenute nella Decisione del Terzo Plenum e ad una valutazione di come la loro attuazione, o la loro mancanza, abbia influenzato l'ambiente business cinese nel corso degli ultimi 12 mesi. L’imprenditoria europea in Cina chiede a gran voce che le riforme e il piano Made in China 2025 per l’ammodernamento del settore manifatturiero vengano guidate dalle forze del mercato e non dal governo centrale. 

•Il Position Paper conferma e sottolinea una persistente mancanza di reciprocità nei rapporti economici bilaterali Ue-Cina: mentre gli investimenti cinesi in Europa hanno continuato a crescere rapidamente, le imprese europee si trovano a fronteggiare un’ampia gamma di restrizioni che impediscono loro di contribuire alla successiva fase di sviluppo economico della Cina. Nel documento sono contenute anche le preoccupazioni dei 25 gruppi di lavoro della Camera europea sull’ambiente operativo nei loro rispettivi settori. 

•Per favorire questo percorso, la Camera di Commercio europea in Cina sollecita anche la firma, entro il 2017, dell’Eu-China Comprehensive Agreement on Investment (CAI), un accordo che include una importante componente di apertura al mercato, necessaria affinché le relazioni sino-europee possano sviluppare il loro potenziale.  

“Le imprese europee continuano a sentir parlare di impegni di riforma volti a favorire un maggiore accesso al mercato delle imprese straniere, come pure dichiarazioni che attestano la loro importanza per l’economia cinese – si legge nel Position Paper -. Per quanto gradite, sono già state sentite prima: l’auspicio, ora, è che alle parole si accompagnino i fatti. In un momento in cui la crescita economica globale rimane fragile, la Cina e l’Europa rischiano di soffrire se la Cina non riuscirà a sviluppare appieno tutto il suo potenziale. Nell’interesse della reciproca prosperità, le imprese europee vogliono che la Cina abbia successo. La Camera di Commercio Europea può quindi solo continuare a esortare l’approvazione delle necessarie riforme orientate al mercato, senza ulteriori ritardi”.

“L’appuntamento di quest’anno non si limita alla presentazione del Position Paper alle aziende italiane – ha dichiarato Marco Bettin, Direttore Operativo della Fondazione Italia Cina e Segretario Generale della Camera di Commercio Italo Cinese - ma è anche un’ottima occasione per fare il punto sull’attuale trend degli investimenti cinesi in Europa, oltre che per fornire indicazioni su un settore strategico per l’economia italiana come il farmaceutico/medicale e una su un tema importante come la sicurezza alimentare, sul quale la Fondazione è attualmente impegnata grazie al progetto Eat’Safe”.

I dati CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina) - Gli investimenti cinesi nell’Unione Europea sono passati nel 2016 da 20 a 35 miliardi di euro (fonte Merics-Rhodium), +77% rispetto al 2015, con una forte crescita degli investimenti in tecnologie e manifatturiero avanzato, e un forte calo nel real estate. Se l’Europa meridionale (Italia in primis) pesava per circa il 42% degli investimenti in Ue nel 2015, nel 2016 - dove da soli Regno Unito e Germania hanno superato il 50% - tale quota ha contato per meno del 10%. Questa forte crescita europea rivela anche una asimmetria sempre più marcata nei reciproci accessi al mercato, dato che gli investimenti europei in Cina non hanno superato gli 8 miliardi di euro. Così, se il trend dei dati suggerisce che gli investimenti cinesi in Europa rimarranno alti in futuro, l’impatto su questi di una incertezza politica derivante anche dalla recente stretta cinese sul controllo dei capitali che fuoriescono dal Paese e di un possibile atteggiamento futuro di minore apertura da parte della politica europea andrà monitorato con attenzione.

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